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Biofilia: perché la vista sulla natura rende gioiosa la tua giornata (e il tuo cervello) Biofilia 1.1 Natura

2025-12-22 11:23

Nicholas Nisi

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Biofilia: perché la vista sulla natura rende gioiosa la tua giornata (e il tuo cervello) Biofilia 1.1 Natura Nello Spazio-Contatto Visivo con la Natura

Che cosa mangiano i tuoi occhi ogni giorno? (e perchè conta più di quanto pensi).

Giovedì, 09:44

4 Dicembre 2025

 

Ciao di nuovo,

oggi ti scrivo da uno studio diverso, muri bianchi e mobili in legno chiaro.

 

Le luci sopra di me sono bianche.

Mi manca la finestra da cui guardo fuori di solito mentre scrivo.

Non è un dettaglio estetico: è l’argomento di cui voglio parlarti oggi.

 

Userò due parole nuove, ma sono semplici.

Chiamerò ecologia percettiva tutto ciò che il tuo corpo percepisce nel tempo: vista, suono, odore, temperatura, materiali.

Dentro questa, oggi guardiamo solo una fetta: l’ecologia visiva.

Possiamo definirla così:

 
Ecologia visiva è ciò che i tuoi occhi mangiano ogni giorno: il paesaggio di muri, alberi, parcheggi, colline, schermate.
 

Per orientarti, ecco dove andiamo oggi:

  1. perché la vista quotidiana non è neutra (natura viva vs muri e parcheggi);
  2. cos’è il body budget e come il cervello legge il paesaggio visivo;
     
  3. come gli edifici possono comportarsi da paesaggio, non solo da scatole;
     
  4. perché tutto questo è una forma di sanità pubblica silenziosa, non di semplice decoro.
  5. cosa puoi fare tu nel tuo piccolo da subito, per migliorare la tua ecologia visiva.

 

La domanda di fondo è una sola:

che cosa mangiano i tuoi occhi ogni giorno, e quanto questa "dieta" è diversa da quella degli altri?

 

Ti avevo promesso di entrare nei pilastri della biofilia, e ci entriamo: attraverso la lente dell’ecologia visiva oggi parliamo del primo pattern, il Contatto Visuale con la Natura.

È il primo pattern del primo pilastro: Natura nello Spazio.

(Se non hai letto l'articolo di introduzione, lo trovi cliccando qui)


1. Il problema di fondo: una dieta visiva povera

Un muro, un parcheggio, o qualcos’altro

«La biofilia è la tendenza innata a concentrarsi sulla vita e sui processi realistici.»

— Edward O. Wilson

 

Magari la tua giornata inizia così:

Lavori in amministrazione in un’azienda, quindi guidi fino alla zona industriale.

Ti siedi alla scrivania.

Accendi il computer.

Alzi gli occhi e fuori dalla finestra vedi:

un parcheggio in asfalto con auto, un’aiuola sacrificata, il capannone di fronte e la strada con i camion che girano in zona.

Non succede niente di drammatico.

Non esplode niente.

Semplicemente inizi a lavorare.

 

Verso metà mattina ti senti già svuotato.

Fai una pausa, apri Instagram, scorri qualche foto di mare, montagna, tramonti: per cinque minuti stai meglio.

Poi lo schermo si spegne, torni alla vista di prima e ricominci a distrarti.

Sei stanco, non riesci a stare concentrato.

 

La sera provi a compensare con app di meditazione, yoga… e alla fine ti colpevolizzi perché “dovresti essere migliore a gestire lo stress”.

Ti è familiare?

(A me sì. E non solo a me, temo.)

Non è sfortuna.

Non è “sono fatto così”.

È che il tuo sistema nervoso sta lavorando senza aiuti, in un ambiente che non gli restituisce nulla.

(È un po’ come fare dieta e vivere dentro una pasticceria aperta h24.)

Ryōan-ji Temple, Kyoto, Japan, 1450.

Ufficio con vista su un parcheggio.

Tutto questo – edifici, parcheggi, facciate, alberi, colline – per me è una cosa sola: ecologia visiva.

Non è uno sfondo neutro: è un ecosistema che ti nutre o ti prosciuga.

 

E qui entra un punto scomodo.

Il contatto visivo con la natura – la possibilità di guardare fuori e vedere verde vivo, alberi, acqua, vita – oggi non è considerato rilevante.

C’è chi lavora con vista su colline, parchi, cortili verdi.

E c’è chi lavora con vista su asfalto, cartelloni e facciate cieche.

Non è la stessa cosa.

Non è solo che “è più bello il viale alberato della zona bene”.

Parliamo di livelli diversi di stress cronico di base.

 

La domanda implicita è:

“Possibile che guardare fuori dalla finestra conti così tanto?”

Risposta secca… Sì.

(Un po’ come Gregor Samsa nella Metamorfosi di Kafka che passa metà della storia a cercare aria e senso guardando fuori dalla finestra.)

 

Oggi sappiamo abbastanza bene cosa succede al corpo e al cervello quando guardi un pezzo di natura.

Spoiler: la colpa non è del tuo carattere. È del panorama.

Se non risolvi questo, puoi cambiare app di meditazione ogni mese: il tuo corpo continuerà a lavorare in deficit di ecologia visiva.

Contemporary office. Credit: israel-andrade-YI_9SivVt_s-unsplash

Ufficio in casa con vista su alberi


2. Ecologia visiva: natura, cervello e geometria.

2.1 Biofilia: cosa succede al corpo.

Partiamo dalla parte semplice: il corpo.

Terrapin chiama il primo pattern di biofilia “Connessione Visuale con la Natura”: una vista diretta, non mediata, su elementi naturali reali (vegetazione, acqua, cielo, animali), abbastanza vicina da permettere al corpo di reagire in tempo reale alle loro variazioni.

È il fatto di vedere un mondo vivo che si muove anche quando tu ti fermi.

Quando guardi un paesaggio naturale “buono” con alberi, acqua, piante diverse, qualche animale e anche qualche segno umano (case, sentieri…), succede una cosa piuttosto banale:

il tuo organismo tira un mezzo sospiro di sollievo.

 

Gli studi su questa connessione visuale con la natura dicono che:

  • si abbassano pressione e frequenza cardiaca;
  • aumenta la variabilità del battito (HRV), un indicatore di capacità di recupero;
     
  • calano rabbia, tristezza, irritabilità;
     
  • aumentano attenzione, capacità di concentrarti, umore generale.
     

E non serve una settimana in un retreat nel bosco.

Parliamo di minuti:

Già nei primi minuti di contatto con il verde – che sia una breve passeggiata o anche solo fermarsi a guardare una scena naturale – molti studi registrano miglioramenti misurabili di umore e di alcuni indicatori fisiologici. 

 

Non è solo “mi sento un po’ meglio”: il corpo entra in una modalità più adatta a recuperare.

The Bear Grylls Meme by Cobraz.

Edificio New York Times, Renzo Piano BW + Fox&Fowle, New York, 2007

C’è un altro dettaglio interessante:

Non conta solo quanta superficie verde vedi dalla finestra, ma anche che tipo di verde è. 

Molti studi suggeriscono che la percezione di varietà – alberi diversi, arbusti, fiori, forme e colori – si associa a un maggiore benessere rispetto a un “prato piatto”, tutto uguale. 

Un giardino piccolo ma vivo, pieno di specie diverse, può nutrire di più del grande tappeto rasato.

The Bear Grylls Meme by Cobraz.

Piccolo giardino con erba rasata

The Bear Grylls Meme by Cobraz.

Piccolo giardino con alberi e biodiversità


2.2 Attenzione, finestra e “due sistemi”

Anche l’attenzione ne beneficia.

Stephen e Rachel Kaplan hanno formulato la Teoria del Ristoro dell’Attenzione, che in pratica dice:

 

«La teoria del ripristino dell’attenzione sostiene che le persone riescono a concentrarsi meglio dopo aver trascorso del tempo nella natura o anche solo dopo aver osservato scene naturalistiche.»

— Stephen & Rachel Kaplan

 

In sostanza, la vista sulla natura prende l’attenzione “di lato”, permettendoti di vagabondare un po’ con la mente. 

La natura ti cattura senza chiederti sforzo: è quella che Kaplan chiama soft fascination

 

Detto semplice: il “muscolo” che usi per stare concentrato su un compito, può allentare la presa, senza che tu cada nel torpore o nella ruminazione. 

È una pausa strutturata: c’è qualcosa da guardare, ma non devi “tenere duro”.

Risultato?

Dopo una pausa vera guardando fuori dalla finestra su qualcosa di vivo, non solo “ti senti meglio”: funzioni meglio.

 

È strano, se ci pensi:

misuriamo calorie, passi, battiti…e poi trattiamo la vista quotidiana come se fosse una cosa neutra.

Non lo è.


2.3 Body budget: il “conto corrente” del corpo

Fin qui abbiamo parlato di effetti sul corpo.

Ma perché il cervello reagisce così a una scena naturale?

 

La neuroscienziata Lisa Feldman Barrett, in sostanza, ci dice:

il cervello non è un sensore passivo, è un contabile.

Ogni istante anticipa cosa succederà e prepara il corpo di conseguenza: ormoni, battito, attenzione, postura.

Lei lo chiama body budget: un conto corrente di energia.
 

La cosa interessante è con cosa costruisce queste previsioni:

  • i segnali dal corpo;
  • i ricordi;
     
  • l’ambiente che vedi davanti a te.
     

 

Se fuori dalla finestra vedi alberi, cicli stagionali, luce filtrata dalle foglie, il messaggio implicito è:

 
«Risorse presenti, nessuna minaccia immediata, puoi abbassare le difese.»
 

Il cervello, letteralmente, ricarica il body budget: abbassa i livelli di allerta, riequilibra l’energia, allenta rigidità muscolari, libera un po’ di margine per pensare e sentire.

 

Se invece il tuo paesaggio visivo è fatto di superfici dure e uniformi, luci abbaglianti, traffico, pubblicità, il messaggio implicito è:

 
«Ambiente instabile, tante variabili da monitorare, tieniti pronto.»
 

È una tassa cronica sul tuo body budget.

(E no, non è questione di “sensibilità artistica”: è neurofisiologia di base.)


3. La geometria della natura, quando gli edifici si comportano da paesaggio.

A questo punto la domanda è inevitabile:

«Bene Nicholas, ma io non posso vivere in un bosco.

Ho una casa, una via, degli edifici attorno. Lì cosa facciamo?»

Giusta domanda.

 

Qui entra un’idea semplice, che i teorici chiamano «complessità organizzata», ma che hai già visto mille volte.

Pensa alla differenza tra:

- un vicolo storico, con facciate, finestre, cornicioni, balconi, ombre;

- e un grande scatolone di vetro o pannelli lisci.

Nel primo caso, l’occhio ha sempre qualcosa da seguire: 

forme grandi, dettagli piccoli, un ritmo di pieni e vuoti. 

Nel secondo, o ti annoi o vieni abbagliato: non c’è nulla a cui “agganciarti”.

 

In sostanza, il cervello vuole una visione ricca e complessa per essere stimolato e "vagabondare" esattamente come quando guardiamo la natura.

The Bear Grylls Meme by Cobraz.

Strada storica nella città di Siena. Crediti fotografici: Earth Trekkers

The Bear Grylls Meme by Cobraz.

Strada con paesaggio moderno

Un edificio, volente o nolente, è sempre un pezzo di paesaggio: 

può assomigliare di più a un bosco (con livelli, profondità, dettagli), 

oppure a una scatola neutra.

Se non puoi avere un bosco fuori dalla finestra, 

puoi almeno avere edifici che, per come sono fatti, si comportano un po’ più come un paesaggio vivo e un po’ meno come un cartonato piatto.

 

Anche questo, ogni giorno, entra nel tuo body budget:

o ti restituisce qualcosa,

o ti consuma a piccole dosi.

 

Un edificio non è solo “una funzione” o “un tetto sopra la testa”.

È parte del paesaggio emotivo quotidiano di tutti noi.


4. E chi non ce l’ha? Biofilia come infrastruttura, non come lusso

A proposito di edifici, di vista e dell’impossibilità di potersi muovere/scegliere.

Se bastano 5–20 minuti di vista su natura o su architetture vive per:

  • ridurre lo stress,
  • migliorare attenzione e umore,
  • aiutare il cervello a rimettersi in pari con il proprio conto energetico,
     

la domanda diventa molto concreta:

Chi, oggi, può permettersi ogni giorno questa “finestra sul mondo buono”… e chi no?

 

Per molti, la risposta è una casa affacciata su una strada trafficata, o un ufficio con finestre su parcheggi e rotatorie, in quartieri con verde assente o “decorativo”.

Questo significa crescere e vivere in ambienti che non ti danno mai un vero segnale di abbondanza e stabilità.

Il body budget lavora più spesso in rosso.

 

E nel lungo periodo questo si somma a tutto il resto: lavoro precario, traffico, rumore, inquinamento.

Quando parliamo di biofilia, quindi, non stiamo parlando di “fare la parete verde”.

Stiamo parlando di:

  • dove mettiamo gli alberi in una città e come gestiamo lo spazio pubblico;
  • cosa vedono dalle finestre i bambini delle scuole;
  • cosa vedono i nostri occhi fuori dalle finestre di casa nostra.
     

 

Le sintesi più recenti parlano chiaro: chi vive in quartieri più verdi ha un rischio sensibilmente più basso di ansia e depressione rispetto a chi è circondato solo da asfalto e traffico. 

In alcuni studi, confrontando le aree più verdi con quelle quasi prive di natura, la differenza arriva dell’ordine del 15–20%.

 

Se invece guardiamo all’infanzia;

uno studio danese su oltre 900.000 persone mostra che crescere con molto verde intorno casa, riduce fino a metà il rischio di disturbi psichiatrici futuri, inclusi ansia e depressione.

 

Infine, uno studio in Inghilterra con dati su 40 milioni di persone, mostra come il numero di morti per malattie cardio vascolari, si avvicini tra abbienti e meno abbienti in zone verdi.

Al contrario, in aree con verde assente, il numero di morti per i meno abbienti supera abbondantemente quello dei ceti più benestanti.

(Quindi il “viale bene” riduce effettivamente la mortalità nei dintorni.)

È sanità pubblica silenziosa.

 

La biofilia, qui, smette di essere un vezzo e diventa una questione di giustizia spaziale.

Chi progetta città e edifici decide, di fatto, chi avrà un paesaggio che cura e chi no.


5. Da dove puoi iniziare tu, domani mattina, in 2 passi.

Questa era tanta teoria, lo so.

Facciamola atterrare.

Non sempre possiamo cambiare il quartiere.

Però possiamo migliorare di molto la nostra ecologia visiva quotidiana.

 

1. Garantisci 5–20 minuti al giorno di vista su qualcosa di vivo

  • Metti la scrivania dove puoi vedere qualcosa di vivo senza sforzo: alberi, cielo, un cortile, persino un balcone con piante.
  • Se non hai nulla fuori, crea un piccolo “fronte” naturale in casa: una pianta vera, due vasi, un pezzo di giardino verticale, un acquario.
     

 

2. Scegli complessità organizzata, non solo “verde generico”

  • Preferisci piante diverse tra loro, con foglie di forme e trame differenti. La diversità batte la quantità.
  • Se opti per un’immagine o un quadro, scegli un paesaggio ricco e profondo con bosco, strade, orizzonte. Non fissare una parete bianca.
     

 

Non sono soluzioni perfette.

Ma iniziano a dare al tuo sistema nervoso un messaggio diverso da “sei chiuso in una scatola senza risorse”.

Come ricorda l’artista Andy Goldsworthy:

 

«Spesso dimentichiamo di essere natura. La natura non è qualcosa di separato da noi.»

— Andy Goldsworthy


L’ecologia visiva è solo il primo strato di un’ecologia percettiva più ampia.

Nelle prossime lettere, toglieremo la vista e vedremo cosa succede agli altri sensi: cosa mangiano le tue orecchie, il tuo naso, la tua pelle, mentre lavori, dormi, cresci.

Sempre con la stessa domanda di fondo:

questo ambiente sta ricaricando o prosciugando il mio body budget?

 

Per questa Lettera è tutto.

Nel frattempo, come sempre,

ti auguro un buon weekend con splendide viste fuori dalla finestra.

- Nicholas


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Se vuoi approfondire i temi, ti lascio qui in elenco un po' di fonti usate per scrivere questo articolo.


Bibliografia:

  • Barton, J., & Pretty, J. (2010). What is the best dose of nature and green exercise for improving mental health? A multi-study analysis.Environmental Science & Technology, 44(10), 3947–3955.
  • Barrett, L. F. (2017). How emotions are made: The secret life of the brain. New York, NY: Houghton Mifflin Harcourt.
  • Barrett, L. F. (2020). Sette lezioni e mezzo sul cervello. Trad. it. Torino: Codice Edizioni.
  • Browning, W. D., Ryan, C. O., & Clancy, J. O. (2014). 14 patterns of biophilic design: Improving health & well-being in the built environment. New York, NY: Terrapin Bright Green.
  • Kaplan, S. (1995). The restorative benefits of nature: Toward an integrative framework. Journal of Environmental Psychology, 15(3), 169–182
  • Salingaros, N. A. (1998). Theory of the urban web. Journal of Urban Design, 3(1), 53–71.

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